Dipinti

I sette dolori della Vergine

MARCO CHIUCHIARELLI

I sette dolori della Vergine

Opere

L’incontro con sulla via dolorosa-tecnica mista su tela-80x100cm-2011


La presentazione al tempio di Gesù bambino-tecnica mista su tela-80x100cm-2011


La pietà-tecnica mista su tela-80x100cm-2011


La fuga in Egitto-tecnica mista su tela-80x100cm-2011


La deposizione nel sepolcro-tecnica mista su tela-80x100cm-2011


Il ritrovamento di Gesù bambino nel tempio-tecnica mista su tela-80x100cm-2011


Ai piedi della croce-tecnica mista su tela-80x100cm-2011

Critica d’Arte

I SETTE DOLORI DELLA VERGINE

Nel dicembre 2011 il Comune di Casoria, nell’ambito di un progetto promosso dall’Assessorato alla Cultura nella persona della dottoressa Luisa Marra, commissiona a Marco Chiuchiarelli un ciclo di opere a tema sacro destinate alla Basilica di San Mauro. La scelta dell’artista cade su I sette dolori della Vergine, tema da tempo di suo interesse attraverso il quale ha l’opportunità di raccontare la vicenda umana del Cristo vista dagli occhi di una donna, la madre Maria. Si tratta di un’antica pratica devozionale intitolata “ I 7 dolori della Vergine”, racchiusi solitamente sotto l’appellativo di Addolorata e simboleggiati dall’immagine della Madonna che regge il suo cuore trafitto da 7 spade. Il riferimento tecnico è la Via Crucis composta anni prima dallo stesso Marco.
Il fondo neutro, grigio consente di focalizzarsi esclusivamente sul tema principale in quanto non distoglie l’attenzione dell’osservatore con elementi pittorici distraenti. Gesù non appare o, se lo fa, non è in primo piano: la protagonista è Sua madre. Ogni pannello, come sempre nell’arte di Marco Chiuchiarelli, esprime molto più di ciò che si vede. I primi tre pannelli, intitolati rispettivamente ‘Presentazione al tempio, ‘Fuga in Egitto’ e ‘Il ritrovamento di Gesù Bambino nel tempio’, rappresentano un dolore soltanto preannunciato e presagito, in quanto il Figlio è ancora vivo e ignaro del suo destino e la Madre può soltanto avvertire un dolore futuro, anche se non meno atroce, che ora le viene somministrato in forma più tenue con la profezia di Simeone (pannello 1) che le pronostica la sofferenza che le verrà inflitta, l’angoscia della fuga (pannello 2) in cui il volto della Vergine, profuga forzata, nasconde il bimbo divino nelle sue vesti per proteggerlo dal mondo e il pianto liberatorio seguente il terrore per la perdita del Figlio, ritrovato mentre discute con i sapienti del tempio (pannello 3). Il secondo blocco di dipinti, seguendo la tradizione evangelica che presenta Gesù, dopo il suo incontro con i dottori del tempio, già uomo adulto, entra in medias res. È il compimento della profezia ricevuta da Maria. L’ ‘Incontro sulla Via Dolorosa’ (pannello 4) sancisce l’inizio della sofferenza in tutta la sua crudeltà. Cristo benché oppresso dal peso del patibulum trova la forza di toccare ancora una volta, l’ultima, le dita della madre che lo segue lungo la via Crucis, come ha fatto per tutta la vita, attenta più alle sofferenze dell’amato Figlio che alle proprie. E lo veglierà fino all’ultimo respiro e anche oltre, senza mai stancarsi di offrirgli la sua protezione. La sua vita come dono alla vita del Figlio, in accettazione del disegno divino. Nel successivo ‘Ai piedi della Croce’ (pannello 5), Maria è l’emblema dell’amore della donna per i propri figli, per i quali arriva a piegarsi sulla terra, stringendo i pugni, partecipando nel pieno rispetto del dolore e delle scelte del figlio senza interferire neanche nel momento di massima sofferenza del figlio, trasfigurando il volto in una smorfia di dolore a tutti noi incomprensibile. Al momento della deposizione, il corpo di Maria esprime tutta la sua Pietà (pannello 6) nel raccogliere nuovamente nel suo grembo il corpo di Gesù che anni prima aveva partorito in una stalla; il volto del figlio è nascosto dal ventre caldo della madre, coperto dall’azzurro manto mariano, per proteggere la sua dignità, lontano dagli occhi di chi non ha saputo comprendere l’importanza del suo messaggio, lontano da chi lo ha tradito. Le mani di Maria stringono ancora quelle di Gesù ormai segnate dai chiodi che lo hanno trattenuto in alto sulla croce e lei continua a custodirlo per tenerlo ancora una volta, per l’ultima volta, stretto a sé.
Sarà invece nel Sepolcro (pannello 7) che Maria, ormai stordita dal dolore, mantenendo sempre la sua compostezza di madre di Dio, consegnerà il figlio all’eternità, accompagnando dolcemente i suoi piedi, come fosse un nuovo parto, ma questa volta, nella vita eterna. La figura di Maria contiene, abbraccia ogni cosa, anche il sepolcro è contenuto nel perimetro del suo manto, del suo silenzio.
Il percorso di sofferenza di Maria, iniziato con la profezia di Simeone, è un percorso tracciato dalla Madre di Dio con serena dignità, sempre segnato dal suo incessante amore di madre che antepone la vita del figlio alla propria, così da adempiere ad una volontà che lei riconosce suprema e che non ammette defezioni. Maria è stata chiamata direttamente da Dio a realizzare il suo disegno, il disegno divino della salvezza umana, ma è pur vero che questo disegno ella lo vedrà completo solo alla morte del figlio e a prezzo del dolore più atroce.

A cura di Stefano Chiuchiarelli

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